martedì 16 marzo 2010

Sul disordine nel mio studio

Con aiuto dei due amici fotografi vi invito a fare una visita virtuale nel mio atelier. Per l’occasione l’ho sistemato ma, quando lavoro, il mio studio è irriconoscibile.
Dovete immaginare lo spazio libero che vedete invaso da carte, tele, tubetti di colori schiacciati, libri e oggetti più strani, il pavimento tutto schizzato mentre nell’aria si diffonde l’odore di trementina e di caffè.
 
Fino a pochi anni fa avevo la comodità di una casa-studio e lavorando dovevo trattare l’ambiente con rispetto. In compenso la fusione tra il lavoro e la vita privata mi portava a confondere il giorno con la notte, il vino con l’acqua e la camomilla con il caffè.
 
 
Ora ho uno studio vero, “da battaglia”, posso spruzzare i colori dappertutto, sfogarmi con le sperimentazioni e affrontare le tele di grandi dimensioni, però mi impongo gli orari. La mia tecnica sta cambiando, però di questo vi parlerò nel prossimo post.
 
 
Se è vero che l’ambiente riflette il mondo interiore di una persona, il mio studio è uno specchio perfetto. Dal momento in cui lo metto a posto, sono convinta di poterlo mantenere tale a lungo. Ma come per magia, giorno dopo giorno accumulando le idee, ammucchio anche le carte, i libri, gli oggetti. Finché non arriva il momento in cui decido di farne piazza pulita e di darmi un ordine. Di solito questo momento è legato a qualche visita o a qualche riunione di amici nel mio studio, i quali ringrazio per il loro contributo. Stranamente, dopo aver sistemato tutto per bene, faccio fatica a trovare le cose.
 
 
Penso che quando spendi troppo tempo per eliminare il disordine, ti rimane poco spazio per creare. Ho notato che quando fisso un oggetto poggiato solo sul tavolo, il mio sguardo costringe la mia mente a connettersi con il vuoto, con una sorta di cosmo senza fine e vi si perde. Invece quando il mio tavolo è gremito da oggetti diversi, lo sguardo si concentra nella ricerca e l’immaginazione si mette in moto. D'altronde anche il nostro mondo così complesso è stato creato da un disordine…
 
Lolita

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